Inter-Juventus, Amauri “gioco per vincere”

Poche ore e sarà supersfida inter-Juventus. Uno dei protagonisti sarà certamente Amauri, ha passato dei brutti momenti in passato, ma adesso è tutto un’altra cosa, ha realizzato il sogno di arrivare alla Juventus, la sua carriera è in continua ascesa. Massimiliano Nerozzi lo ha intervistato prima della partitissima per “La Stampa“, calciojuventus propone l’intervista.

Amauri, 8 gol in 18 gare: meglio o peggio dei suoi sogni?
«È il primo anno alla Juve, che è una grandissima squadra, ma che ti porta pure grandi responsabilità: allora va benissimo. Sono felice. Merito del gruppo che mi mette a mio agio, dell’allenatore che mi ha dato fiducia e dei tifosi, che mi hanno sempre incitato e spinto».

Ibrahimovic ne ha fatto uno in meno (su 17 partite): a lei il paragone.
«A Chievo alcuni dicevano: “Sei il nostro Ibra”. Un paragone che mi fa molto piacere, perché lui è un campione. Forse ci affiancavano per qualche giochetto con la palla, o qualche colpo».

Che pensava quando lo vedeva in tv?
«Guardavo la Champions e mi dicevo: “Un giorno sarò lì con lui a giocarmela alla pari”. Ma non voglio fermarmi qui: non ho ancora fatto nulla, devo ancora dimostrare di essere un giocatore da Juve. Come dice il mio amico Germano Chierici: “Ora sto tirando i primi calci, fin qui non avevo giocato a pallone”».

Una cosa da rubare a Ibra?
«È uno che ti può inventare qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Fa gol, ma anche tanto spettacolo: la cosa che gli prenderei».

L’anno che le ha cambiato la vita?
«L’ultimo con il Chievo, prima di andare a Palermo: fondamentale. Feci una buona stagione e acquistai consapevolezza nei miei mezzi. Avessi sbagliato, sarei rimasto un giocatore di medio livello. Da lì iniziò la mia risalita».

Mai pensato di mollare tutto?
«Sì, dopo il primo infortunio, alla prima stagione in Europa. Sono stati anni molto duri. Arrivai nel 2000, ma ho praticamente cominciato a giocare nel 2002: un anno perso per il transfert e il passaggio in Svizzera, un altro non giocando a Piacenza».

Chi le fece coraggio?
«Mia moglie, Cynthia, che è sempre stata al mio fianco, e i miei genitori, anche se non erano qui con me, ma a San Paolo: stavo sempre al telefono. Però abbiamo passato dei brutti momenti: lasciamo tutto e torniamo, dicevamo».

Da chi ha preso il carattere?
«Da papà, Sebastian. Un grandissimo lavoratore, faceva il camionista, e questa voglia di impegnarmi al massimo quando voglio qualcosa è quella stessa che vedevo in lui. Guardavo tutti i sacrifici che faceva per noi e non li ho dimenticati: è una cosa che ho sempre portato con me. Ci è voluto del tempo, ma alla fine eccomi qui».

Dove ha iniziato?
«Nessun settore giovanile, primi calci a Carapicuiba, dove sono nato, in una squadretta. Ma per divertimento, facevo il centrocampista: un sacco di provini, mai passato uno. Finché venni al torneo di Viareggio con il Santa Caterina».

Quanto pesa la maglia della Juve?
«Abbastanza, perché se fai una cosa qui, la vedono tutti. È una maglia importante, di tradizione, che ha vinto tanto: c’è pressione, ed è normale. Però mi piace la mentalità della squadra: vincere sempre, come la mia».

Le sta simpatico Mourinho?
«A me piace. E già mi piaceva ai tempi del Chelsea e del Porto: dice quello che pensa e forse questo dà fastidio a qualcun altro. É un grande allenatore».

Rivede le partite?
«Sì, sempre. Non solo quando ho fatto gol: riguardo tutte le cose che ho combinato, soprattutto gli errori. Uno stop, una palla non tenuta: li analizzo per non rifarli».

Che effetto fa riguardare i gol?
«Ogni tanto penso che ne ho fatto uno bello, altre volte, dopo che tutti impazziscono per una rete, la rivedo e mi dico: “Mah, era un gol normale”. Magari mi riuscisse una rovesciata».

Manca al dépliant?
«Sì, ed è il mio sogno. Mai fatta in gare ufficiali: in allenamento, qualche volta, in partita, mai. O va sulla traversa, o di poco fuori, o la prende il portiere. Farla a San Siro sarebbe il massimo».

Mai pensato di aver il posto fisso per il crack di Trezeguet?
«Non mi permetterei mai. Lo so, giocai male due partite, e le dico anche quali: con la Samp e con il Palermo. Con la Samp forse ero stanco, e oggi posso dire che con il Palermo l’ho sentita di più di quella con il Real Madrid. Era il mio passato recente, che mi ha spedito in alto. Per il resto non c’è nulla, non sono il tipo che si monta la testa».

Mette la firma su un pareggio?
«Neanche per sogno, gioco per vincere. E posso garantire che è il pensiero di tutti i miei compagni».

One Response to Inter-Juventus, Amauri “gioco per vincere”

  1. Mario says:

    Ciao a tutti!!! Io invece vorrei informarvi riguardo ad un sito calcistico che ho trovato via internet e che puo’ esservi utile. E’ lo youtube del calcio si chiama KICKO (potete trovare le info su google) che grazie ai video e info postate dai giovani calciatori, possono essere notati dagli osservatori di molte squadre anche straniere!!.. Spero d’aver fatto cosa gradita! ^_^

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