La Gazzetta continua a scavarsi la fossa

farsopoliNoi tifosi juventini non ci faremo infinocchiare una seconda volta dalla stampa, faziosa e farsopolara, almeno senza lottare, come invece, accadde nel 2006. Ecco quindi che alle prime avvisaglie di attacchi mediatici, preventivati e dolosi, nei confronti della nostra società, il bianconero parte al contrattacco, con l’arma più democratica che esista: il web.

Nasce su twitter l’hashtag (etichetta che permette di ricercare più agevolmente un argomento)  “#ioncomprolagazzetta“ schizzato al primo posto del trend nazionale e al terzo posto nel mondo. La gazzetta accusa il colpo tanto che su sportweek del 16 giugno arriva un articolo di Sebastiano Vernazza per la rubrica “Non ci posso credere

Cari nemici (e follower) della Gazza…
Oggi parliamo di noi. Su Twitter hanno creato l’hashtag– tecnicismo per
definire un argomento di discussione – “Io non compro la giornalaccio rosa”.
Sono stati degli juventini, inferociti perchè la Gazza, come altri media, ha
riportato le notizie sul nuovo presunto coinvolgimento di Gigi Buffon
nella bufera scommesse.
Pochi giorni prima Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, aveva
dedicato il trionfo in Coppa Italia «ai giornalisti juventini della giornalaccio rosa».
La quale cosa ha spiazzato molti tifosi bianconeri, che ce l’hanno giurata
dai tempi di Calciopoli: per loro siamo la “Pravda rosa”, anti-Juve
per definizione.
Un anno fa si erano arrabbiati gli interisti, per i servizi sugli
aggiornamenti “calciopoleschi”. I milanisti ci rinfacciano il fatto che
il nostro editore abbia Fiat e Pirelli tra gli azionisti. Pure i fan delle
piccole e medie squadre ci bersagliano.
Su un sito di atalantini ci deridono (“Giornale color suino”) come se fossimo
stati noi, e non Cristiano Doni e i suoi compari, a scommettere. Non vogliamo
fare vittimismo. Anzi, gli attacchi dimostrano che facciamo il nostro mestiere
(informare i lettori, non gli ultrà). È la solita storia: “Quando il saggio
indica la luna, lo stolto guarda il dito”. Non abbiamo la presunzione di
essere saggi, ma neppure siamo così stolti da scrivere articoli senza
verificare.
L’infallibilità non esiste, anche noi sbagliamo. Però è ridicolo pensare che
la Gazza sia parte di complotti e oscure trame. La Gazzetta è la Gazzetta.
Dal 3 aprile 1896 (…), mica ieri.

Non voglio replicare a questo articolo, del resto è stato già affrontato da siti autorevoli come ju29ro.com (articolo di Angelo Ribelle – Gazzetta?No grazie!) e giulemanidallajuve.com (articolo di P.Cicconofri – Il complotto della Gazzetta), solo far capire a Vernazza che non siamo ultrà, ma lettori stanchi di essere presi in giro, e far notare allo stesso un aspetto inquitetante: il “timing” di difesa/offesa che la gazza opera nel contesto giornalistico ogni qualvolta si attacchi o si critichi una squadra di Milano, esponendo il malcapitato al pubblico sospetto.

Per intenderci, un bel giorno la nostra tennista, finalista del Roland Garros, Sara Errani rilascia un’intervista a Vanity Fair, dove tra le altre cose, candidamente dichiara “Il calcio mi piace molto, giocavo anche decisamente bene, e Juve e Milan mi sono sempre state simpatiche, ma non ho mai avuto una squadra del cuore. Detesto l’Inter, questo sì”, con queste parole, Sara è stato bersaglio benevolo di simpatie da parte del popolo juventino ma anche, giustamente, calamita di antipatie da parte dei nerazzurri, fin qui tutto normale.

L’anomalia si verifica quando il giorno successivo, proprio sul giornale, che per giorni aveva osannato l’impresa di Sara Errani al Roland Garros, prendedola come esempio da seguire per i giovani, fare capolino, un beffardo quanto subdolo, articolo proprio sulla nostra atleta, insinuando nel lettore il dubbio del doping.

Gazzetta.it del 20.06.12 “Errani e quel medico sospetto” (http://www.gazzetta.it/Tennis/20-06-2012/sara-errani-medico-sospetto-nessun-rapporto-del-moral-911594026411.shtml)

“Sara Errani, l’azzurra finalista al Roland Garros, e Luis Garcia del Moral, chiacchieratissimo medico spagnolo nel mirino dell’antidoping Usa con la pesantissima accusa di aver fatto da responsabile doping alla US Postal di Lance Armstrong tra il 1999 e il 2003. Del Moral, che ha una clinica a Valencia, la città in cui vive la Errani, è sotto indagine ma non è squalificato, quindi ogni rapporto con lui di atleti professionisti è perfettamente legale. La Errani, la nuova regina del tennis italiano, viene citata dal Wall Street Journal, che si è occupato del medico spagnolo, come atleta con cui del Moral ha lavorato. Quanto basta per alzare l’ombra del sospetto sull’impresa parigina della Errani, ombra che il fratello Davide allontana subito: “Gli unici rapporti che abbiamo avuto con del Moral risalgono a due anni fa . A Sara serviva un esame cardiaco, il nostro medico era in ferie e ci venne fatto il nome di del Moral. Ma lui non è mai stato il nostro medico né ha rapporti diretti con l’accademia”.

Questa non è una semplice caduta di stile, qui siamo di fronte ad un giornalismo terroristico, sono sempre più daccordo con Christian Rocca, “in Italia c’è il fascismo“.
Concludo con #ioncomprolagazzetta e lo rivendico con orgoglio (come direbbe la Cortellesi nei panni della Santanchè).

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