Travaglio… perchè lo fai?

j'accuseConsidero Marco Travaglio un giornalista brillante, dalla scorrevole ed ottima dialettica. Ha una visibilità mediatica importante, autore di diversi libri, tra cui “il colore dei soldi” (libro inchiesta di ottima fattura), ma quando parla di calcio (e la maggior parte delle volte, parla di Juventus o meglio “controJuventus”), perde tutta la sua brillantezza e peggio ancora perde di credibilità.

Il lettore non attento, o semplicemente l’antijuventino, prenderà per oro colato tutto quello che scrive il professionista Travaglio, perché così conviene. Ma chi approfondisce il discorso, chi non si ferma alle ipotesi, “piaccia o non piaccia” prenderà subito le distanze.

Proprio oggi, mi sono imbattuto in uno stralcio di una sua prefazione, per un libro che uscirà a breve, di Giuseppe Narducci. Considerando che l’autore è il PM che in una sua requisitoria aveva smentito categoricamente l’esistenza di altre telefonate che riguardassero dirigenti diversi da Moggi e Giraudo, (”balle smentite dai fatti” – le sue parole), scriva un libro dal titolo “La vera storia di Calciopoli” sembra davvero un paradosso.
Inquietante è, invece, affidare la prefazione di tale libro proprio a Travaglio.

Ho raccolto degli articoli che hanno una caratteristica principale, riescono ad aprire gli occhi e la mente anche al lettore “disattento”. Ringrazio Alessio Epifani (@EpyAle), Nicola Negro (@nicolanegro) dello Ju29ro Team, e Antonio Corsa (@antoniocorsa) il guru di uccellinodidelpiero.com

Le “verità” di Travaglio sulla Juventus

di Nicola Negro per Ju29ro.com

A volte non hai nemmeno la forza di indignarti. Succede quando dall’accozzaglia di inesattezze del pezzo che stai leggendo traspare un livore che va al di là dell’auspicabile verità e dell’interpretazione dei fatti. E’ il caso in particolare di Mistero Buffon, l’ultimo pezzo, in ordine cronologico, in cui Marco Travaglio si è occupato della Juventus. Si tratta di un articolo che dà in pasto ai lettori molte mezze verità, spregiudicate rivisitazioni dei fatti, nonché ipotesi vendute come certezze. Il tutto condito con l’arguta ironia che caratterizza il personaggio. Il risultato è il solito articolo che può solo essere osannato da quella mezza Italia che odia la Juventus, non solo disposta a bersi qualsiasi cosa purché lesiva del prestigio della Vecchia Signora del calcio italiano, ma subito pronta a utilizzare in rete e nei bar gli stessi articoli a mo’ di Vangelo anti bianconero. Nel pezzo in questione, Travaglio usa il “caso Buffon” per l’ennesimo attacco alla società e ad Andrea Agnelli in particolare, usando Paolo Rossi, Antonio Conte, l’immancabile Luciano Moggi e lo stesso Gianluigi Buffon per amalgamare per bene il fango da gettare contro i suoi veri obiettivi da colpire.

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Gli errori di Travaglio nel “Mistero Buffon”

di Antonio Corsa per uccellinodidelpiero,com

Oh, tra i tanti professoroni che hanno detto la loro sulla situazione di Gigi Buffon non poteva ovviamente mancare “lo juventino” Marco Travaglio. A sto giro ci ha deliziato addirittura con numero due articoli a tema, uno originale e uno con tanto di replica stizzita alle critiche piovutegli. Mi unisco al giochino. Iniziamo dal primo articolo. Ritaglio e commento esclusivamente la parte relativa a Buffon, perchè a trattarle tutte uscirebbe un papiro troppo lungo e illeggibile.

Anche Buffon fa un’uscita che pare un’entrata, giustificando i pareggi in saldo di fine stagione (“due feriti sono meglio di un morto”) e sparando a zero sui pm e i giornalisti per i “blitz annunciati” e le “fughe di notizie” (verbali depositati e dunque non segreti).

Posso comprendere il primo commento. Essendo un giornalista “vicino alle procure” e al loro modo di pensare, una bacchettata per la frase “due feriti sono meglio di un morto” ci potrebbe pure stare. Meno quel “verbali  depositati e dunque non segreti”. Ci torneremo dopo, ma anticipo che su Conte, ad esempio, sono stati pubblicati atti dell’indagine prima ancora che lo stesso fosse stato avvisato dell’esistenza, appunto, di un’indagine a suo carico. Il che non solo è illegale, non solo è sbagliato eticamente, ma è persino controproducente per l’indagine stessa (così almeno dovrebbe ragionare un giornalista davvero “vicino alle procure”, almeno). Ma andiamo avanti.

Due giorni dopo un rapporto della Finanza rivela che Buffon ha scommesso 1 milione e mezzo in 10 mesi in una tabaccheria di Parma, come già nel 2006 in piena Calciopoli.

Quello che rivela è virgolettato. “Non è possibile escludere a priori che il soggetto abbia posto in essere un’intensa attività finanziaria legata al mondo delle scommesse sportive”. Il che ovviamente è profondamente diverso dalla “sentenza” di Travaglio.

Se si provasse che scommetteva su partite di calcio, avrebbe violato il codice sportivo e verrebbe squalificato.

La frase corretta dovrebbe essere: “Se si provasse che l’intensa attività finanziaria fosse legata al mondo delle scommesse sportive, e se si provasse successivamente che tali scommesse riguardassero partite di calcio, avrebbe violato il codice sportivo e verrebbe squalificato.

Ma i suoi legali, anziché escludere subito questa evenienza e spiegare su cos’altro scommetteva, vaneggiano di “privacy violata”.

Travaglio e chi per lui, proprio a proposito di privacy violata, farebbero bene a leggere un passaggio della richiesta atti della Procura di Torino che così facilmente in troppi hanno pubblicato e commentato: “Avendo questo ufficio in corso ulteriori attività investigative al riguardo, rispetto a soggetti che a tutt’oggi non risultano a conoscenza delle medesime”. Un giornalista davvero “vicino alle procure”, ci avrebbe pensato più volte prima di rovinare – e l’hanno fatto – un’indagine in corso. E’ questa la vera privacy violata: la segretezza dell’indagine. Ciò detto, i legali di Buffon (che poi è uno, c’è pure scritto il nome) non si sono affatto lamentati: hanno spiegato alla Banca che si trattasse di operazioni “a tutela del patrimonio personale di Buffon” e, non essendo la Banca una procura (tradotto: non erano affatto tenuti a dare spiegazioni), si sono riservati di non dettagliarne l’oggetto nel più classico dei “so’ cazzi nostri”.

E Agnelli, anziché far luce sulle scommesse del suo portiere nonché capitano della Nazionale, strilla alla giustizia a orologeria: “Singolare che l’informativa esca proprio ora”. E quando avrebbe dovuto uscire, di grazia?

Mai. Al limite a conclusione delle indagini.

Qui lo scandalo sono eventualmente le scommesse, non la notizia.

Qui si è dimenticato: “riguardanti partite di calcio”. Succede, la fretta.

Oltre a parlare come un Berlusconi qualsiasi (infatti Giornale e Libero titolano: “Vendetta dei pm su Buffon”), Agnelli non s’accorge che “a orologeria” potrebbe essere l’uscita preventiva di Buffon. Sapendo di avere scommesso cifre esorbitanti e sospettando di essere stato scoperto, il portiere potrebbe aver giocato d’anticipo attaccando i pm per gabellare l’indagine per una ritorsione. Ma a questo punto si fa strada l’ipotesi più inquietante di tutte: che Andrea Agnelli i testi se li scriva da solo.

Qui ci torniamo dopo. Sì, perché c’è anche una replica. Nella quale Travaglio sostiene, contraddicendosi, che i legali di Buffon fossero a conoscenza delle indagini. E quindi: come si può sostenere un giorno che Buffon abbia avuto una sparata “ad orologeria” perché sospettasse di essere stato “scoperto” e quello successivo dire che già lo sapesse?

Ad ogni modo il secondo editoriale lo potete leggere qui. Anche in questo caso ritaglio e commento solo la parte relativa a Buffon.

E’ vero che nessuna sentenza ha ancora accertato se Buffon abbia versato tutti quei soldi alla nota tabaccheria di Parma per scommettere e, in quel caso, se puntasse su partite di calcio (violando il divieto del codice sportivo) o su altri eventi (restando nella legalità). Ma la Procura di Torino, nella lettera di trasmissione del rapporto a quella di Cremona, firmata dal pm Cesare Parodi, afferma di ritenere che quelle “ingenti somme di denaro”, per le modalità dei versamenti e per le giustificazioni diverse e in parte contraddittorie (tutela del patrimonio personale, operazioni immobiliari, acquisto di orologi) date dai legali di Buffon quando mesi fa furono informati dell’indagine, Buffon le abbia “utilizzate per scommesse presentate avvalendosi di soggetti terzi”.

L’atto che Travaglio cita ha ad oggetto “richiesta copia atti”. La procura di Torino non invia il carteggio a quella di Cremona, ma è l’esatto contrario, ovvero chiede a quella di Cremona la trascrizione di un’intercettazione pubblicata da un giornale (ovviamente in Italia funziona così: le procure si informano tramite giornali e li citano pure) e dalla quale pare Buffon possa essere coinvolto nelle scommesse perchè nominato in una telefonata (assieme a Gattuso e Cannavaro), circostanza già chiarita (una millantata).

Non solo: il legale di Buffon (è sempre uno, ed è sempre citato) non risponde con giustificazioni “in parte contraddittorie”, come detto prima, ma non risponde perchè a chiedergli chiarimenti non è la Guardia di Finanza o un Pm, ma l’istituto bancario che segnala la movimentazione sospetta.

Inoltre dire “quando mesi fa furono informati dell’indagine” è sbagliato. Formalmente, nè Buffon nè il suo legale lo sono, neppure oggi (ma, e torniamo a prima, ormai ci si informa tramite giornali).

E qui torniamo alla considerazione di prima: ma non si era detto che Buffon avesse fatto la sparata “ad orologeria” sospettando di essere stato scoperto? Ora si dice lo sapesse già da”mesi fa”? Scelga una busta, Travaglio, ma che sia quella.

Quindi è falso che la Guardia di Finanza e la Procura di Torino o altre autorità escludano l’uso del denaro a fini di scommesse: anzi affermano esattamente il contrario (nell’informativa la parola scommesse è citata un bel po’ di volte, e solo l’esistenza di scommesse giustifica la trasmissione degli atti alla Procura di Cremona, che sul calcioscommesse indaga e dove altri atti presentano Buffon come uno scommettitore).

Come già detto, non c’è alcuna trasmissione degli atti alla procura di Cremona. Anzi, a dirla tutta, Cremona risponde alla richiesta (di Torino) di trasmissione di atti specificando come “Allo stato questo ufficio non ha in programma iniziative investigative nei confronti del predetto Buffon, che non risulta tra gli indagati”. Quindi non vi è alcun altro atto che presenta Buffon come uno scommettitore se non una telefonata che la stessa procura di Cremona smonta nella risposta chiarendo appunto la posizione di non indagato di Buffon.

Siccome faccio il giornalista e non il giudice, e siccome Buffon fu già beccato a scommettere nel 2006 (procedimento archiviato perché non si dimostrò che scommettesse anche su partite del calcio italiano), ho tutto il diritto di parlare di “scommesse di Buffon”, come ho fatto, anche se ho precisato che al momento non si sa su cosa avvenissero le puntate (che potrebbero anche essere lecite, sia per la giustizia ordinaria sia per quella sportiva).

Si ha tutto il diritto di ipotizzare o, meglio, di chiarire come vi sia un’indagine in corso. Non di sentenziare, tra l’altro in maniera così disinformata. Nè di disinformare. Ma si tratta di Travaglio e per definizione lui è quello informato e nel giusto, e gli altri tutti ladri, corruttori e brutti dentro.

Facciamocene una ragione: lui può.

Il manganello

di Alessio Epifani per Ju29ro.com

L’ottimo Christian Rocca, una delle poche penne che, a prescindere da come la si pensi sui temi che solitamente tratta, può meritare il titolo di giornalista e non quello di giornalaio (senza offesa per gli edicolanti, ma è il termine col quale, con massimo disprezzo, siamo soliti definire chi scrive articoli su commissione, anche se forse sarebbe meglio dire ‘pennivendolo’), ha spiegato meglio di chiunque altro in questi ultimi giorni, con due illuminanti post sul suo blog, lo stato vegetativo in cui versa la libera informazione e, con essa, la democrazia in questo disastrato Paese. “In Italia c’è il Fascismo”, titolo forte ma quanto mai efficace. Ancor di più se si pensa che lo stesso termine viene adoperato negli stessi giorni da una penna con un background ideologico agli antipodi rispetto a quello di Rocca, Piero Sansonetti, ex direttore di Liberazione. Entrambi attingono dalla stessa metafora per descrivere quell’intreccio tra media e magistratura che sta strangolando questo Paese, calpestando i principali fondamenti dello Stato di Diritto, facendo brandelli delle fondamentali garanzie democratiche a colpi di articoli manganello e documenti giudiziari all’olio di ricino.

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